Deve essere operata al seno per un tumore, intervento salta perché manca l'anestesista

L'episodio ieri al Veneziale

Attualità
Isernia mercoledì 11 luglio 2018
di La Redazione
Ospedale Veneziale
Ospedale Veneziale © Iserniaweb.it

Isernia - Manca l'anestesista e il centro di senologia non può operare. Al Veneziale di Isernia accade anche questo e, per molti, è l'ennesimo, maldestro tentativo di "boicottaggio".
L'episodio - una brutta pagina per la sanità molisana - si è registrato, nella giornata di ieri; a denunciarlo il Comitato cittadino spontaneo nato in difesa di senologia.
"Abbiamo appreso dai medici del servizio - dicono - che ieri, 10 luglio, non hanno potuto operare una paziente, già sottoposta a chemioterapia neoadiuvante, perché mancava l'anestesista.
Tutto ciò - commentano le utenti - è inaccettabile, disumano e sconvolgente. Il tumore, si sa, non aspetta".
Loro, che da qualche settimana stanno combattendo per salvaguardare il servizio non hanno alcuna intenzione di restare a guardare e chiedono alle istituzioni e agli organi competenti di intervenire. "È necessario lo sblocco del turnover, che paralizza tutti i reparti del nosocomio, bisogna restituire il personale tecnico al Veneziale per rendere operativo anche il servizio di senologia chirurgica".
Dal Comitato non escludono azioni per valutare se in questi casi ci siano anche gli estremi per un procedimento penale a carico dei responsabili delle turnazioni ospedaliere. Si potrebbe prefigurare il reato di interruzione di pubblico servizio.
"Abbiamo il sospetto che questo episodio - commentano dal Comitato - sia un palese tentativo di voler dimostrare l'inefficienza di senologia dell'ospedale di Isernia per avere il pretesto di chiuderlo" e, come dice un vecchio adagio, a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca.
Amarezza è stata espressa anche da un medico. "Sono umanamente mortificata perché sono attualmente in reparto e la paziente che ha fatto la chemioterapia neoadiuvante, ieri ha fatto la punturazione per il sentinella, è scesa e poi risalita senza poter essere operata. Credo che in queste condizioni non si possa lavorare, mi umilia non avere rispetto per la donna, non aver rispetto per la malattia, non aver rispetto per i familiari, non aver rispetto per il dolore. Fare il medico per me- conclude il professionista - è cosa ben diversa".