Molise: elettori o approfittatori? Così è (sempre che per voi vada bene)

Attualità
Isernia venerdì 07 dicembre 2018
di Claudio de Luca
Al voto
Al voto © Termometropolitico.it

LARINO. C’è chi, pur non avendo mai praticato le astruse (o estrose?) strade della politica molisana, riesce bene a fornire una corretta immagine di sé. Si tratta di un amico che, nei periodi di elezioni, attraversa momenti di “misticismo loico” o, se preferite, di “pessimismo euforico”. Il suo comportamento prende spunto dai risultati per rappresentare quanto si renda necessario procedere in direzione dell’abolizione della verità (che costituisce solo un intralcio ai rapporti interpersonali, sia in famiglia che fuori) senza concedere a chi se ne sia fatto banditore alcuna palpabile utilità. Vorresti illustrare il suo punto di vista sul numero di voti acquisiti da un candidato? Lui non prova mai ad esternare, perché “la verità non esiste”. Perciò non fa sapere quale sia la sua e manco pretende di sentire come si atteggi quella degli altri né in pubblico né in privato né sui giornali né sul posto di lavoro né in tempo di convivi. Insomma, ritiene che sia necessario sapere raccontare soltanto ciò che sia più comodo diffondere. Solo così (dice) si riuscirà a vivere bene.

D’altronde, non ha tutti i torti. Basti pensare alla curiosa radicalizzazione delle posizioni assunte dai politici nostrani, fattisi fasulli interpreti di flussi e riflussi elettorali sulla stampa, previo lancio di affermazioni apodittiche che portano a sintetizzare i loro pensieri sino alla perdita di ogni significato. Atteggiamento che porta l’elettore a non valutare più ciò che si sta dicendo, ma piuttosto a presentare i contenuti in un certo modo. Colpa anche del giornalista che accoglie un comunicato, senza incalzare chi l’abbia scritto, o senza correggerlo ove dica cose che non stanno in piedi, magari creando nemici, identificabili o illusori, al solo scopo di rafforzare lo spirito di gruppo sulle proprie posizioni. L’amico ritiene che non occorra impegnarsi per alcuna idea, per nobile che possa essere; tanto non ne varrà mai la pena. Stima che, se a tradirla non sarai tu, lo saranno gli altri. Perciò, “lasciati coinvolgere solo se sono in gioco i tuoi interessi ed il tuo piacere, e non serbare mai una posizione di principio; non coltivare giammai una passione ideale, civile, morale. Perderai tempo, vita e risorse. E, dato che l’onore non esiste, non mantenere fede a parole d’onore”.

Quando una certa situazione non appaia più conveniente (tipo l’alleanza con un partito, con un amico, con un assessore, con un impegno, pure solennemente assunto), occorre tirarsi subito indietro. “Pensa solo a te – mi sollecita – scordati della parola data e medita sul futuro, costruendolo dal presente. Ritorna indietro senza esitazioni e scaricati da eventuali pesi morti. A parti invertite, se ne avessero la possibilità, sarebbero gli altri a farlo con te. Se con un altro partito vai a stare meglio, vacci pure”. Turbato da tanto pessimismo, chiedo:“Del prossimo cosa pensi? Che degli altri devi solo servirti. Rispetto, amicizie, affetti? Robetta d’altri tempi, perché le persone vanno trattate solo per ciò che ti danno e sinché siano in grado di erogarti qualcosa. Pare quasi che le comunità locali non esistano più, sostituite come sarebbero state da veri e propri consorzi di interesse. “Qualche fesso c’è ancora, ma se l’incontri, o è un portatore sano di valori o esprime idee scomode. Se sarà così, ti converrà fingere di non vederlo. Se lo scansi come un reietto, il potere locale ti sorriderà e tu allontanerai i guai che potrebbero affliggerti”.

Queste vedute mi sembrano veramente fuori da ogni grazia di Dio; perciò chiedo quali comportamenti occorra tenere sul luogo di lavoro. Dapprima mi guarda con commiserazione, ma poi mi ammannisce un’altra serie di consigli:”Qualunque impegno tu abbia preso, qualunque incarico ti sia stato affidato, non pensare mai agli utenti, al pubblico. Se vuoi agire bene, pensali quali clienti e rispondi di ciò che fai solo al potente di turno ed a chi può darti (o toglierti) il lavoro che ti è stato affidato. Ogni gesto cortese è dovuto solo ai capi. Perciò, non fare alcunché di ciò che reputi possa rivelarsi utile o giusto al prossimo, alla istituzione che servi ed alla comunità. Non adoperarti per il miglioramento della qualità del servizi ed abbandona i tuoi codici, etici o deontologici che siano. Fa soltanto quello che può servirti per fini di carriera e per far crescere il tuo stipendio. Tanto alla fine chi sta sopra di te, rimuoverà subito dalla sua mente tutto quello che da te è stato fatto”.

Claudio de Luca