Bandi, posti e concorsi Asrem: c'è chi fa le pulci

Attualità
Isernia giovedì 10 gennaio 2019
di La Redazione
Ospedale Veneziale
Ospedale Veneziale © Iserniaweb.it

ISERNIA. Sulla condizione attuale dell'ospedale Veneziale di Isernia giunge una lettera da parte di alcuni cittadini.

«Ogni ricambio di governo porta con sé una rotazione degli incarichi di nomina politica, secondo il noto principio dello spoil system. Nella nostra regione, afflitta da un deficit sanitario che ha portato al commissariamento ad opera del governo centrale, l’Azienda Sanitaria Regionale è un obiettivo particolarmente sensibile per le tasche dei contribuenti molisani. Non è un mistero per nessuno che l’attuale direzione dell’ASREM vedrà il proprio mandato in scadenza nei primi mesi del 2019; siamo andati allora a curiosare tra i provvedimenti assunti dai vertici aziendali negli ultimi giorni del 2018 ed abbiamo scoperto interessanti stranezze. Il 27 dicembre l’azienda ha conferito importanti incarichi dirigenziali (responsabile di Unità Operativa Direzione Sanitaria) per i quali aveva indetto una selezione interna tra i dipendenti addetti a quella direzione. Delle tre sedi assegnate, ben due sono state affidate ad una stessa candidata. Viene automatico pensare che, per aver vinto due sedi messe a concorso su tre, la candidata in questione debba vantare un curriculum formidabile e torna alla mente la dichiarazione del Presidente della Regione, Toma, che pochi giorni fa, commentando il curriculum della dott.ssa Ida Grossi, subcommissario per la sanità regionale, ne aveva lodato le qualifiche sottolineando però l’assenza di “tracciabilità”. Proviamo allora a “tracciare” i requisiti ed i titoli della vincitrice dei due posti a concorso; è facile: nella sezione “trasparenza” del sito ASREM ci sono i curriculum dei funzionari, a disposizione di chiunque. Scopriamo così che la candidata è sì laureata in medicina (e ci mancherebbe!) ma priva di qualunque specializzazione. Eppure è stata giudicata la migliore per due sedi su tre. Davvero non c’era nessuno più qualificato di lei? Sì, c’era. Una sua collega è specializzata in Igiene e medicina preventiva (ed infatti è l’assegnataria della terza sede a concorso); un altro dei suoi colleghi non solo è specializzato in Igiene e medicina preventiva con indirizzo Tecnica ed organizzazione dei servizi ospedalieri, ma ha addirittura conseguito un master alla SDA Bocconi per la funzione di general manager in Sanità (praticamente lo stesso curriculum accademico vantato dalla dott.ssa Grossi e considerato eccellente dal Presidente Toma) eppure risulta scartato nella selezione operata dai vertici aziendali.

Ma come funziona la scelta dei candidati cui affidare gli incarichi dirigenziali? Continuando a curiosare tra gli atti ufficiali e i documenti accessibili si scopre che l’Azienda, in base alla legge e ai propri stessi regolamenti, deve procedere all’affidamento degli incarichi “sulla base di una valutazione comparativa delle esperienze di studio e professionali risultanti dal curriculum vitae nonché delle attitudini dei dirigenti stessi”. Dunque il curriculum conta, eccome. Ma allora non è azzardato sostenere che in questo caso la “valutazione comparativa delle esperienze di studio” sia stata compiuta al contrario. Scavando ancora nelle pieghe di queste curiose delibere si scopre che a proporre per l’investitura la candidata meno qualificata sarebbe stato il direttore della Direzione Medica Ospedaliera regionale, che la fortunata candidata sarebbe stata proposta per due sedi su tre, che una volta ricevute le proposte del Direttore l’azienda avrebbe chiesto alla dottoressa di esprimere l’opzione per una delle due sedi, che una volta ricevuto l’invito la prescelta avrebbe espresso la propria preferenza e che tutto questo sarebbe avvenuto nell’arco della stessa giornata, il 21 dicembre. Davvero un bellissimo regalo di Natale, confezionato e recapitato con inusuale rapidità. Se si considera poi che il Direttore proponente va in pensione quattro giorni dopo l’adozione della delibera di nomina della sua prescelta e che l’indicazione di quel nominativo è uno degli ultimi atti della sua carriera, il “regalo” acquista un valore tutto speciale.

Risale solo a pochi giorni fa un’intervista rilasciata ad una emittente locale dal subcommissario alla sanità nella quale la dott.ssa Grossi annunciava che tra i criteri che avrebbero guidato il lavoro della commissione sarebbero venute “prima le persone”. Sarebbe allora interessante conoscere l’opinione dei commissari su questo “strano” caso esploso poco prima (sarà una coincidenza?) del loro insediamento e dell’inizio del loro lavoro, così come sarebbe interessante conoscere il giudizio di chi ha fatto del cambiamento e della legalità una bandiera per la propria campagna elettorale e non perde occasione per ricordare all’opinione pubblica che la pacchia è finita».