Vertenza Ittierre, la mobilità in deroga ha prodotto scarsa ricollocazione

Attualità
Isernia martedì 11 giugno 2019
di La Redazione
Vertenza Ittierre
Vertenza Ittierre © web

CAMPOBASSO. Depositata la relazione della Seconda Commissione regionale a Palazzo D’Aimmo dell’indagine conoscitiva sulla Mobilità in deroga ex Ittierre.

A darne notizia è stato il presidente dell’assise Michele Iorio.

«Con Ordine del giorno approvato lo scorso 26 marzo 2019 il Consiglio regionale ha investito la Seconda Commissione Consiliare Permanente della Regione Molise ad individuare, mediante una indagine conoscitiva, i fondi per il pagamento della mobilità in deroga agli ex lavoratori Ittierre S.p.A.

La questione nasce dal fatto che i soggetti in questione non possono più usufruire dei finanziamenti stanziati dal governo centrale per il pagamento dell’ indennità concessa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in quanto tali ex lavoratori risultano sprovvisti dell’indispensabile requisito della continuità nell’ambito dell’erogazione dell’ammortizzatore sociale.

Le persone interessate da questa situazione sono in totale 277 di cui 105 con indennità di mobilità scaduta nell’anno 2017, 172 il numero degli ex lavoratori con indennità scaduta nel 2018.

La Seconda Commissione Consiliare Permanente, dopo aver ascoltato in audizione i dirigenti preposti ai vari settori interessati dalla questione, è giunta alle conclusioni di seguito enunciate e supportate dai documenti allegati.

RELAZIONE

Premesso che l’ attuale legge di bilancio del governo nazionale, nell’articolo 25 ter, ha riconosciuto la proroga anche per il 2019 degli ammortizzatori sociali in deroga in favore dei lavoratori compresi nelle aree di crisi complessa, con l’esplicita finalità di avviare a conclusione i “Piani di recupero occupazionali” di cui all’art.1 comma 282, L. n.145/2018, occorre precisare che a partire dal 2016, per i lavoratori ex ITR, la Regione Molise non ha previsto alcun piano di recupero occupazionale, laddove le risorse da utilizzare ad hoc, avrebbero dovuto avvalersi delle economie finanziarie di cui all’art 44, comma 11 bis, DLgs n.148 del 14/09/2015, così come ripartite tra le regioni con i Decreti ministeriali n.1 del 12/12/2016 e n.12 del 05/04/2017.

Sebbene le risorse a disposizione per la Regione Molise fossero risultate incapienti in sede di riparto, la stessa avrebbe dovuto reclamare anche in sede politica ulteriori erogazioni aggiuntive per assicurare specificatamente ai lavoratori ITR, sia la continuità della mobilità in deroga, sia il piano di recupero occupazionale.

Ciò per assicurare che le prestazioni della regione concesse conservassero il requisito della continuità, rispetto alla precedente mobilità ordinaria o in deroga, contrariamente alla situazione attuale in cui versa la ex ITR, dove per tale ragione, non è possibile procedere al pagamento in favore dei lavoratori, seppure sia stata prevista la proroga per coloro ai quali era scaduta, oltre che per il 2019.

Sostanzialmente per le unità coinvolte si presentano due forti criticità: per 105 di essi la mobilità risulta essere scaduta nel 2017, per altri 172 risulta scaduta nell’ultimo semestre del 2018, per cui anche nella scelta delle soluzioni da adottare non bisogna trascurare tale elemento, anche in ordine alla diversa consistenza delle somme da destinare.

Al fine di affrontare la problematica e percorrere le soluzioni possibili è stato necessario verificare come si è proceduto per altre realtà regionali con problematiche affini affrontate però nei giusti tempi.

Ad esempio, la regione Sardegna, a livello centrale, ha visto assegnarsi restanti risorse finanziarie per “specifiche situazioni occupazionali” esistenti in regione, attraverso apposita prescrizione normativa ex art. articolo 1, comma 1, del decreto-legge 9 maggio 2018, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 2018, n. 83, per la proroga nel 2019 dei trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria in deroga e di mobilità in deroga concessi ai sensi del predetto articolo 44, comma 11-bis e dell'articolo 53-ter del decreto legge 50/2017, al fine di completare i piani di recupero occupazionale, con onere posto a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del D.L. n. 185/2008, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 2/2009. Per le aree di crisi complessa della Sardegna, la relazione tecnica di accompagnamento precisa che le ulteriori risorse stanziate sono intese a garantire la prosecuzione per ulteriori sei mesi di trattamenti di mobilità in deroga in scadenza il 30 giugno 2018 con una potenziale platea di circa mille lavoratori.

Medesima circostanza per la Regione Lazio dove, constatata l’insufficienza da parte della Direzione regionale delle risorse disponibili per coprire la mobilità in deroga, è stato stilato preventivamente un addendum all’accordo quadro tra regione e parti sociali dove si è ribadita l’insufficienza delle risorse a copertura del 2018 nelle aree di crisi complessa, interessando il governo che ha riconosciuto un “ulteriore incremento pari a 6milioni di euro anche a copertura di specifiche situazioni occupazionali esistenti sul territorio verificatesi nel corso del 2018 e rimaste insoddisfatte per carenza di risorse”.

D’altro canto, dei 117 milioni di euro stanziati dalla legge di bilancio del governo nazionale per gli ammortizzatori sociali in favore delle regioni, il Molise in sede di riparto vede assegnarsi circa 7 milioni di euro. Sebbene in mancanza di espressa previsione normativa sembrerebbe precluso il riconoscimento della quota relativa al mancato pagamento delle mensilità necessarie a ricomporre la soluzione di continuità, le somme riconoscibili da un punto di vista di diritto potrebbero di fatto essere erogabili in virtù di un provvedimento autorizzativo specifico da pare del Ministero competente che comprenda la risoluzione del caso Ittierre in maniera definitiva.

In generale, per le Aree di crisi complessa recenti, occorre segnalare che l’articolo 25-bis del DL n. 119/2018 ha esteso la concessione della mobilità in deroga, prevista dall’articolo 1, comma 142, della L. 205/2017 (cioè quella riferita alle aree di crisi riconosciute tra l'8 ottobre 2016 ed il 30 novembre 2017) anche ai lavoratori che abbiano cessato o cessino la mobilità (ordinaria o in deroga) nei periodi dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2017 e dal 1° luglio 2018 al 31 dicembre 2018 (per i casi di cessazione nel periodo dal 1° gennaio 2018 al 30 giugno 2018 il medesimo trattamento è riconosciuto dal richiamato articolo 1, comma 142, della L. 205).

Il suddetto trattamento viene concesso per 12 mesi a condizione che a tali lavoratori siano contestualmente applicate misure di politica attiva (individuate con apposito piano regionale). In ogni caso, nell’immediato bisogna uscire dalla immobilità nella quale i lavoratori ex ITR sono piombati da tempo per ragioni procedurali che di fatto hanno compresso la facoltà di disposizione dei diritti loro attribuiti, con perdurevoli difficoltà sulle condizioni di vita degli stessi e delle famiglie. Come accennato, a latere dell’accertamento e del riconoscimento delle risorse per assicurare ai detti lavoratori il trattamento dovuto in ordine agli ammortizzatori sociali, rimane necessario procedere con estrema urgenza ad individuare precipuamente, all’interno del suddetto

Piano regionale delle politiche attive, le misure in grado di garantire realmente, a breve e medio periodo, una ricollocazione dei lavoratori nel mercato del lavoro locale. A tale proposito, il Piano delle Politiche attive in essere presso la Regione Molise di cui alle DGR n.638 del 30/12/2016, n. 114 del 30/03/2017, n.420 del 06/11/2017, n.118 del 25/02/2018, n.277 del 15/06/2018, correlato all’avvenuta certificazione presso il sistema percettori INPS pari a euro 7.823.172,00 la cui operatività è attivabile, solo previa convenzione da stipularsi tra Regione Molise e Ministero del Lavoro, tutt’ora in pendenza.

Nel merito, il detto Piano regionale, non contiene nessuna specifica azione progettuale tarata ad hoc sul target dei lavoratori ex ITR , relativamente ai profili professionali posseduti e alla possibilità di movimentare o delineare un percorso nella riorganizzazione, sebbene dal punto di vista quali-quantitativo diverso dal passato, del comparto tessile. In effetti, dai documenti emersi, il detto Piano parrebbe complessivamente orientato su misure volte maggiormente a favorire percorsi di “occupabilità”, piuttosto che di effettiva “occupazione”, in termini di uno sbilanciamento verso le misure afferenti ai voucher formativi, che sebbene rientranti nelle azioni prevedibili di politiche attive del lavoro, sembrerebbero non sviluppare con immediatezza posti di lavoro spendibili sul territorio, contrassegnato da una difficoltà strutturale di incontro domanda – offerta di lavoro.

A conferma di ciò, le esperienze del passato hanno dimostrato una scarsa ricollocazione dei lavoratori nel tessuto produttivo locale.

In ragione di ciò, anche in virtù delle risultanze emerse nell’ultimo incontro tenutosi dalla Commissione con gli stessi lavoratori, gli interventi più confacenti per una tempestiva e parziale riduzione del bacino dei lavoratori ex ITR, in termini di attivazione di azioni proattive all’occupazione, devono essere individuati nelle misure rivolte ai “bonus occupazionali” e nell’“auto impresa”, privilegiando sia le forme di cooperativismo, a salvaguardia delle professionalità possedute dagli stessi lavoratori, sia la spendibilità delle stesse sul territorio regionale, nell’ambito del tessuto produttivo di settore che necessita di un rilancio anche con l’integrazione di ulteriori risorse aggiuntive attuabili con un intervento/avvisi “multi-misura” e con strutture multifunzionali a cui assegnare l’opportuna promozione e visibilità.

Conseguentemente, si ritiene di dover procedere alla riprogrammazione del Piano Regionale delle politiche attive del lavoro, con la riallocazione da parte della Giunta Regionale delle maggiori risorse in favore delle suesposte misure, resa possibile dalla pendenza in atto della stipula della Convenzione con la Direzione Generale competente del Ministero del Lavoro.

In definitiva, i percorsi possibili sono sintetizzati come di seguito:

Per la Mobilità in deroga, al fine di assicurare la somma occorrente a copertura del periodo di continuità interrotta, è necessario richiedere al Ministero del Lavoro uno specifico provvedimento autorizzativo che permetta da un lato di utilizzare immediatamente la quota necessaria dei 7 milioni destinati alla Regione Molise dalla legge di bilancio nazionale per coprire le risorse occorrenti per le fattispecie di cui alle diverse problematiche afferenti ai diversi periodi di scadenza della mobilità (nello specifico numero 105 lavoratori ex Ittierre nell’anno 2017 e 172 nell’anno 2018); dall’altro lato di concordare il Piano delle politiche attive del Lavoro per il 2019 dedicato agli ex lavoratori Ittierre quali unici lavoratori in area di crisi complessa ancora destinatari di mobilità in deroga;

Alternativamente in sede regionale, previa concertazione con le parti sociali, occorre intervenire tempestivamente con fondi propri rinvenienti da risorse non spese del POR –FSE anche in relazione alle comunicazioni pervenute dalla Direzione generale del Ministero del Lavoro nelle quali si rappresentava alle Regioni che le somme mancanti per la copertura della mobilità in deroga sarebbero state a carico delle stesse regioni.

Per il Piano Regionale delle Politiche Attive, al fine di consentire l’accesso ai lavoratori ex ITR ai percorsi di ricollocazione lavorativa nel più breve tempo possibile, è necessario inserire nel suddetto Piano le misure afferenti all’autoimpresa e al bonus occupazionale per i suddetti lavoratori dando le opportune forme di pubblicità come scaturito dall’audizione dei promotori del progetto “Lavoro e Dignità”; nel mentre, al fine di prevedere ulteriori agevolazioni ai percorsi di lavoro autonomo nel comparto tessile, sarebbe necessario, contestualmente all’esecutività del Piano Regionale delle politiche attive del Lavoro, prevedere un Fondo dedicato presso la FinMolise in favore di imprese del settore che intendono intraprendere nuove attività anche nelle forme del cooperativismo.