​«Gli ‘amici’ degli ‘amici’ sono miei amici...»

Attualità
Isernia giovedì 20 giugno 2019
di Claudio de Luca
Ironizzando
Ironizzando © Web

MOLISE. Assumere amici (nonché gli amici degli amici) nella P.a., solo perché dobbiamo considerarli nostri amici, è commendevole al punto che, in passato, fu sottoscritta una proposta di legge in cui vennero definite “corruzioni, al pari della tangenti”, i comportamenti assunti dalla gran parte dei gerenti la Cosa pubblica per incardinare persone, soprattutto negli enti locali, senza il superamento di un pubblico concorso. Per la verità, la situazione sopra esposta era stata già prevista (e vietata) dalle norme costituzionali. I comportamenti che la proposta intendeva sanzionare penalmente erano censurabili ‘lato et stricto sensu’; e neppure diventerebbero giustificabili quando si pensasse che le assunzioni selvagge non hanno genitori, atteso che – a provvedervi - sono sempre stati tutti i partiti, di destra, di centro e di sinistra che fossero, una volta che i loro rappresentanti si fossero assisi sugli scranni “dove si puote ciò che si vuole”.

In effetti, i proponenti ne parlarono così come dovrebbero fare tutti perché non si può negare che il fatto di assumere nella P.a., con nomina diretta, amici e parenti di politici è una vera e propria corruzione. Si aggiunga pure: 1) che non dovrebbe più ripetersi il fatto che esèrciti di persone ammanicate entrino senza concorso nelle amministrazioni locali o regionali (con dei contratti a tempo determinato); 2) che, successivamente, con la scusa della stabilizzazione dei precari, venga “regalato” un posto pubblico in danno di diecine di migliaia di giovani che studiano una vita intera per entrare nel circuito lavorativo (e si dice una cosa più che sacrosanta, soprattutto quando si pensi ai nostri figli costretti ad emigrare dal Molise per lavorare).

I proponenti avevano provato a mettere il dito sulla piaga anche sul cosiddetto ‘spoil system’, che viene interpretato … all’italiana, in ispecie nei Comuni della 20.a regione. L’assieme di queste due parole inglesi, intese in senso truffaldino, permette di assumere (in via straordinaria, senza il tràmite di un concorso e per un numero limitato di posti) personale che dovrebbe entrare a far parte degli staff dei pubblici amministratori. Or bene, a parte il fatto che – per la carenza dei controlli – vengono chiamati, bene spesso, soggetti non a posto con i dèbiti titoli accademici, chi inizia a lavorare con questo sistema, anziché essere dimesso al rinnovo degli amministratori, quasi sempre rimarrà stabilizzato con la scusa che i precari non possono rimanere tali in eterno. La conseguenza? Che a quelli finalmente incardinati nei ruoli dell’ente, se ne aggiungeranno altri “chiamati all’inglese” (quando sono soltanto dei portoghesi del posto di lavoro) che continueranno ad ingolfare i ruoli pubblici, senza di avere affrontato una prova concorsuale. Questo non è il vero ‘spoil system’, che nell’ordinamento italiano non è stato mai introdotto. Quello autentico viene attuato negli Stati uniti e si compone di un ingresso cui consegue un’uscita alla fine del mandato di chi ha “chiamato”.

Infine, inutile tacere che, per ovviare ad ogni difficoltà, in Italia si è riusciti ad inventare di tutto. Alludiamo alle società miste degli enti locali. Queste ultime, ritrovandosi ad essere - giuridicamente - delle società per azioni, possono assumere (senza inibizioni di sorta) chiunque vogliano e con le modalità le più discrezionali, dando origine ad un ulteriore scandalo comportamentale, che si pone sul medesimo piano dell’altro appena censurato. Perciò, certi comportamenti non possono essere cancellati solo da una parte.

Claudio de Luca