Il Molise è l'ombelico del mondo (o almeno crede di esserlo)

Attualità
Isernia sabato 13 luglio 2019
di Claudio de Luca
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Cartina del Molise
Cartina del Molise © Wikipedia

LARINO. Nonostante la politica politicante, in Molise si campa discretamente in grazia degli stipendi e delle pensioni che arrivano dalla Pubblica amministrazione.

Di produttività reale, è meglio non parlare. In forza di questo benessere a buon mercato, i nostri figli hanno imparato a tirar mattina; peccato che - per sposarsi – debbano poi cominciare a tirar tardi, necessitati (come sono) a mettere al mondo dei figli solo quando il tenore di vita non ne riesca turbato. I giovani non pensano al futu­ro e si concentrano soprattutto sul presente, e stanno accorti a conseguire solo comodità. Siamo una regione di proprietari di case e vantiamo un primato che trae origine dalla matrice che ha sempre collegato i Molisani al mattone ed alla terra piuttosto che al capitale finanziario. Nell’abbondanza del numero dei telefonini c’è tutta la vocazione molisana alla chiacchiera, allo sfogo, alla voglia di prolungare la casa anche oltre i mattoni.

C’è la paura della solitudine e la “predilezione per la cultura orale”. Il cellulare diventa una sorta di cordone ombelicale invisibile che ci lega ancora a mamme, a fidanzate, ad amanti e ad amici che se ne stanno da un’altra parte ma che possono incombere ad ogni istante sul nostro quotidiano. Abbiamo un elevato numero di autovetture ‘pro capite’, originatosi per essere diventati frequentatori degli ‘ovini-Fiat’ sin dagli Anni ‘70. Siamo noti per essere la regione dove la vita scorre monòtona e la delinquenza è quasi esclusivamente d’importazione. Il clima non ci aiuta più perché, dopo la comparsa del lago di Guardialfiera, le serate e le nottate d’inverno sono diventate nebbiose peggio di quelle della pianura padana. D’estate, l’umidità delle serate termolesi fa scappare i turisti che pure vorrebbero affollare le strade. Periodicamente, o diluvia o prevale la siccità, al punto che ne soffrono tanti luoghi in cui le frane sono all’ordine del giorno. Anche la vita culturale comincia ad apparire stagnante; mentre, nei centri storici, quella reale perde sempre più piede.

Il Molisano si rende lieve la vita adattandosi a frequentare conferenze, improvvisate ed improvvide, per cui viene praticato l’invito coatto per evitare che l’impresa si svolga solo dinanzi a quattro sèggiole occupate. Per il resto, si rimane sorretti dal senso del comico (che non viene mai meno) e dall’allegria conviviale. Però, se non difetta il piacere di stare in comitiva, è carente quello della comunità. Le compagnie si formano e si trasformano, delineandosi in ristretti gironi, che rimangono impermeabili tra di loro. Abbiamo una forte aliquota di comuni-polvere; vale a dire di comunità che, pur essendo “morte” nei fatti, comunque non vogliono defungere.

Perciò, non si sognerebbero mai di regredire a “municipio” per fondersi in una realtà comunale più grande. Abbiamo tutti una vocazione: quella del legulèo; però lasciamo molto a desiderare quando dobbiamo osservare la legge. Per fortuna, avendo compreso che l’apertura di vertenze giudiziarie è inutile e costosa, abbiamo perduto l’inveterata vocazione ad attaccar briga. Tutto questo dimostra che siamo stati la culla di un diritto a cui, dopo di avere dato questo primo ricovero, abbiamo fornito pure una bara. Forse i discendenti di Cuoco pensano di essere i più intelligenti d’Italia.

Di certo sono i più furbi, i più vivi, in quanto a fantasia e ad individualismo. Lascio perdere gli altri primati gastronomici, cantati da vati di professione che vantano i piatti di questo o di quell’altro borgo, definiti unici sebbene si tratti di specialità ripetute in mille altre salse nelle altre venti regioni della Penisola. Questo è il Molise, una regione con molto “umor proprio”, rattoppata al punto che mal si comprende cosa abbia a che fare Venafro con Termoli (a cominciare dal dialetto). Il territorio, “disegnato” male sin dalle linee geografiche, è cresciuto distendendosi tra Puglia, Campania ed Abruzzo; ma, siccome gli si vuol bene, lo si vede allungato dal Sud al Centro dell’Italia e si pensa che sia l’ombelico del mondo.

Claudio de Luca