Molise più grande, diverse le idee: ma si arriverà mai al dunque?

Attualità
Isernia venerdì 13 settembre 2019
di La Redazione
L'ipotetica Moldaunia
L'ipotetica Moldaunia © Foggiatoday.it

MOLISE. Quelli della Moldaunia si sono confrontati con i reggenti della Regione Molise. Esistono vari sondaggi informali in ordine all’annessione del Molise ad altre regioni: 1) macroregione, con Abruzzo e Marche, 26%; 2) Molise autonomo, 16%; 3) con la provincia di Foggia, per la Moldaunia, 15%; 4) con la provincia di Benevento, per il Molisannio, 2%. Il progetto con la Moldaunia è uno dei più antichi e lo presiede l’ing. Gennaro Amodeo di Foggia (di origini molisane).

Ritiene che questa sia l’unica via per ridare un futuro al Molise. L’idea risalirebbe addirittura alla fase costituente della Repubblica; ed oggi la richiesta è ritenuta vitale perché consentirebbe alla Capitanata il recupero dell’autonomia ed una rappresentanza più adeguata al suo territorio ed alla sua popolazione, consentendo al Molise di raggiungere una dimensione rappresentativa. La popolazione arriverebbe ad un milione di abitanti, con un territorio di 11mila Kmq ed un litorale di oltre 200 Km. Tutto ciò senza contare le possibili future aggregazioni di fasce abruzzesi, casertane, beneventane, irpine e potentine. Rivela Amodeo che c’è una proposta di referendum consultivo a cui hanno aderito 16 Comuni dauni, compreso Foggia. Si tratta di una rappresentanza popolare del 40,34% dell’intera popolazione della provincia pugliese.

Ma non tutti la pensano allo stesso modo. Ciriaco De Mita, che oggi si rende utile alla sua Comunità come Sindaco di Nusco, non si occupa solo di ordinaria amministrazione. Ha ideato un'"area vasta" in luogo della vecchia Provincia ed ha avviato una scuola per avviare i giovani alla politica. Il suo è un modo come un altro per evitare di sentirsi uno dei "rincoglioniti rottamati" che certi "pischelli" della politica attuale intenderebbero far fuori. Insomma De Mita ha ancora l'occhio lungo ed ha capito che, lasciando da parte le Province, occorrerebbe abolire le Regioni, soprattutto quelle (come il Molise) utili solo a consentire alla classe politica di vedersi somministrare indennità e "benefit" immeritati. L’hanno sempre pensato allo stesso modo Chiamparino (Pd), Caldoro e Francesco P. Sisto ("Forza Italia"), relatore della legge di riforma istituzionale:"Solo una riforma delle Regioni può ammodernare il sistema e spingere la crescita economica, arginando il debito pubblico". Perciò pure Ciriaco cavalca le macro-regioni:"Non bisogna pensarle sulla scorta degli attuali confini ma partire dalle funzioni e convenzionarsi per fruire dei Fondi europei. Bisogna ragionare in un contesto più ampio, superando i confini regionali. Non servono strutture nuove quando sia auspicabile solo maggiore collaborazione".

Chi concorda con questi assunti ritiene "giusto eliminare le Province in quanto enti elettivi. Ma qualcosa del genere deve avvenire anche per le Regioni. Dobbiamo prevedere una ventina di macroaree attraverso convenzioni tra gli enti sovraordinati esistenti. Se la cosa funziona, si potrà passare agli ampliati confini delle macroregioni. Per il momento accontentiamoci di comprensori pluriregionali che aggreghino e progettino su materie come i trasporti, l'ambiente, i Fondi europei e la Sanità". Pure Stefano Caldoro è della partita:"Bisogna avere una visione allargata. Il Meridione non deve sprecare i Fondi europei e deve gestire in comune le acque ed i trasporti. Gli artt. 131 e 132 Cost. vanno riformati perché pongono troppi paletti da indirizzare su macroaree". Augusto Barbera ritiene che i dubbi sul Senato regionalizzato "riguardino la composizione, visto che i consiglieri delle autonomie non hanno brillato, e che occorra porsi il problema del funzionamento di questa nuova Assemblea". Per De Mita "l'epoca dell'esperienza della democrazia rappresentativa che analizzava i processi, è stata sostituita dalle illusioni. Caldoro e Chiamparino partono dai fatti e non chiedono altre leggi perché, quando si parla di riforme, la confusione è causata da chi pensa in modo autonomo e rapido. Quando un Presidente non ama la concertazione, sbagliare è facile".

Claudio de Luca