Nell'antica cattedrale Bojano ricorda i suoi caduti

Attualità
giovedì 05 dicembre 2019
di La Redazione
Nell'antica cattedrale Bojano ricorda i suoi caduti
Nell'antica cattedrale Bojano ricorda i suoi caduti © Diocesi Campobasso-Bojano

BOJANO. L’Arcivescovo Metropolita di Campobasso–Bojano, S.E. Mons. GianCarlo Maria Bregantini, ha sempre ripetuto, sin dal Suo insediamento, che la civiltà di un popolo si riconosce dal rispetto che ha per i suoi caduti, da come sono mantenuti il Cimitero, luogo sacro, ed i monumenti della città; i Bojanesi scelsero proprio lo spazio adiacente l’Antica Cattedrale per erigere un Monumento in memoria dei Caduti in guerra, che porta la data del 4 novembre 1948.

L’Arcivescovo Bregantini il 28 marzo 2009, nell’Antica Cattedrale di Bojano, presiedette le Solenni Esequie del Brig. Pietro Giuseppe Di Chiro e dell’App. Sc. Claudio Perna, entrambi molisani, in servizio presso la Compagnia Carabinieri di Bojano, scomparsi nel tragico incidente stradale avvenuto sulla SS 17 il 26 marzo 2009, nel quale perse la vita anche Massimo Palmieri, operaio di Macchiagodena (IS); una pagina molto dolorosa per la Città di Bojano, ed alle Esequie partecipò anche il Gen. C.A. Gianfrancesco Siazzu, l’allora Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e le più alte Autorità Militari del Molise.

L’Arcivescovo Bregantini dimostrò vicinanza all’Arma dei Carabinieri, ai suoi valorosi uomini, alle loro famiglie ed a tutte le Forze dell’Ordine che operano sul territorio nazionale ed all’estero.

L’Arciprete Don Rocco Di Filippo, Parroco dell’Antica Cattedrale, che in gioventù è stato Tenente dei Bersaglieri ed ha frequentato la Scuola di Fanteria di Cesano di Roma, per poi scegliere di entrare a 23 anni in Seminario, il 3 novembre scorso ha presieduto la Solenne Santa Messa in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate ed in ricordo dei Caduti di tutte le guerre, ricorrenza del 4 novembre; la Santa Messa è stata preceduta dalla deposizione della corona di alloro dinanzi al Monumento ai Caduti dagli Agenti della Polizia Municipale, Alberto Gentile e Pierpaolo Di Caterino, alla presenza del Dott. Pierpaolo Pigliacelli, Vice-Prefetto, Vicario presso la Prefettura di Campobasso, Commissario Prefettizio per la provvisoria amministrazione del Comune di Bojano, che ha dimostrato sensibilità per aver voluto, con alto senso del dovere, che la Cerimonia si svolgesse nonostante le avverse condizioni meteorologiche, del Comandante della Polizia Municipale Cap. Liberato Colalillo, del Comandante in sede vacante della Compagnia Carabinieri di Bojano, il Tenente Edgard Pica ed il Comandante Interinale della Stazione Carabinieri di Bojano, il Maresciallo Maggiore Pasquale Durante e l’Associazione Nazionale Carabinieri Sezione di Bojano.

“Bisogna fare memoria – ha detto Don Rocco nella Sua omelia – di chi ci ha preceduto e tanti hanno dato la vita per la libertà che noi viviamo”.

Tra i caduti della Città di Bojano ricordiamo il Sottocapo Cannoniere Puntatore della Marina Militare, Mario Iannone che, come scrivono in una Lettera giunta in questi giorni dall’Ufficio Storico della Marina Militare, “da una verifica effettuata sul volume “Caduti e Dispersi della 2^ Guerra Mondiale della Marina Militare Italiana”, era nato a Bojano il 14.03.1922, risulta essere disperso nell’affondamento della Corazzata “Roma” nel Mare Mediterraneo Centrale il 9.09.1943”; il suo nome risulta infatti nella Lista dell’Equipaggio della Corazzata “Roma”, “costruita ed allestita a Trieste ed entrata in servizio il 14 giugno 1942”, il 9 settembre 1943 “nelle acque del Golfo dell’Asinara (Sardegna), alle ore 16 circa, venne colpita da due bombe razzo sganciate da aerei tedeschi”, “ingentissima fu la perdita di vite umane, fra le quali quella dello stesso Comandante in Capo e del Comandante dell’unità”, come si legge nel volume “Le Navi di Linea Italiane”, edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare Italiana (Roma 1969) di Giorgio Giorgerini e Augusto Nani.

Mario, come risulta dall’Estratto Matricolare, inviato dalla Direzione Generale per il Personale Militare del Ministero della Difesa, si arruolò come volontario nel CREM, Corpo Reale Equipaggi Marittimi ed il 1° ottobre 1942 fu promosso come Sottocapo Cannoniere Puntatore.

L’Encomio Solenne che il Ministro della Marina tributò al Sottocapo Cannoniere Puntatore, pluridecorato, Mario Iannone, datato Roma, 17 agosto 1945, riportato anche sul suo Estratto Matricolare è: “Imbarcato sulla Nave Ammiraglia della Squadra Navale, sottoposta nel corso di ardua missione di guerra a lungo ostinato contrasto aereo, con esemplare dedizione al dovere rimaneva a posto di combattimento fino al sacrificio e scompariva in mare con la Nave che, colpita irreparabilmente da nuovi mezzi distruttivi, si inabissava in fiamme” – Acque della Sardegna, 9 settembre 1943”.

La Provvidenza ha voluto che Mario Iannone, fosse il nipote di mio Nonno Carlo Domenico Maria Di Nunzio, figlio della sorella Virginia, primo cugino di mia Madre Aurelia Maria, e grazie al suo valoroso esempio mio zio Mario Di Nunzio intraprese la sua carriera nella Polizia di Stato, alle dipendenze di un Generale, nelle navi a Napoli, dove gli emigranti Italiani partivano per l’America.

Ringrazio, per aver potuto realizzare questa Ricerca Storica, l’Ammiraglio Fabio Agostini, Capo Dipartimento Pubblica Informazione e Comunicazione Stato Maggiore della Difesa, il Comandante Giosuè Allegrini, Capo dell’Ufficio Storico Marina Militare, il Lgt. Paolo Grimaudo della Segreteria dell’Ufficio Storico, il Sig. Marco Cormani dello stesso Ufficio, il 1° Maresciallo Salvatore Grasso della Sezione Fototeca, il 1° Maresciallo Ssp/Mn Giovanni Corrao della Direzione Generale per il Personale Militare del Ministero della Difesa per la sua gentilezza e sensibilità, l’Ufficio Onorificenze del Ministero della Difesa; ricordiamo quanto sia fondamentale l’impegno della Marina Militare nell’emergenza dei migranti e la solidarietà dimostrata nei loro confronti.

Il Sottocapo Cannoniere Mario Iannone, tutti gli eroi di ieri e di oggi, meritano di essere ricordati, perché hanno adempiuto al loro dovere fino alla fine, per quello spirito di abnegazione, l’alto senso della Patria e soprattutto per la Fede che li aveva sostenuti nella loro coraggiosa scelta.

Rita Carla Codispoti