Molisani poco propensi a investire

Attualità
Isernia lunedì 13 gennaio 2020
di Claudio de Luca
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CAMPOBASSO. Il 2019 si è chiuso. Niente di più opportuno, dunque, che redigere un quadro esaustivo in ordine alla qualità del benessere finanziario corrente in Molise, confidando sulla bontà dei dati statistici pubblicati dai portali del settore (riferiti a tutte le province italiane) che mettono in evidenza la relazione intercorrente tra il reddito ‘pro capite’, la capacità di risparmio, i depositi in banca e gli investimenti dei cittadini. Negli istituti di credito della Penisola ci sono 1.371 miliardi di euro depositati, ma non investiti in azioni od in obbligazioni. La circostanza sottolinea il benessere del Paese ma soprattutto la mole di rendite non percepite per via del senso di diffidenza in cui sono tenuti gli investimenti in genere. Nel Campobassano il reddito ‘pro capite’ medio è pari a circa 17mila euro mentre la capacità di risparmio è di 1.500 euro a testa, con un patrimonio finanziario (immobili esclusi) di 57mila in cui ne rientrano 18mila sotto forma di depositi bancari liberi. Per conseguenza, preso atto che gli Italiani sono poco propensi ad investire, sono circa 1.371 i miliardi che rimangono inutilizzati nei conti bancari. Con riferimento al capoluogo di regione se ne trae che ogni abitante rinuncia a circa 550 euro annui di rendite finanziarie.

A fronte delle informazioni diffuse, può rilevarsi che – nel 2019 - la capacità media di risparmio ha raggiunto nello Stivale un valore dell’8.9%; e, riferendo il dato al reddito ‘pro capite’, deriva che ogni campobassano (inteso nel senso demografico provinciale) riesce a risparmiare, ogni anno, 1.572 euro. Per di più ogni cittadino della provincia possiede all’incirca 57mila euro, liberi sui conti correnti, e che il mancato impiego di tali risorse produce la perdita (virtuale) suesposta di circa 550 euro. Nella provincia pentra, gli Isernini presentano un reddito di poco minore a quello dei Campobassani (17.400 euro), ed i risparmi ammontano – grosso modo – alla medesima cifra riferita per il capoluogo di regione (1.552 contro 1.572). A livello nazionale, invece, il posto d’onore è appannaggio di Milano (che addirittura ‘doppia’ la media nazionale), seguita da Bolzano e da Bologna.

Da quanto sin qui riferito, non sembra essere chiaro il concetto di “risparmio”, dato che il 75% degli intervistati mantiene in depositi bancari e risparmi di breve termine il proprio patrimonio. In Europa la percentuale scende di 12 punti percentuali, mentre la media mondiale è del 74%. Solo il 47% investe (41% in Europa e 55% nel mondo). Gli investimenti sono costituiti da: azioni (24%); patrimonio immobiliare (21%); obbligazioni (18%); fondi monetari (12%). Dal 2007 la giacenza sui conti correnti è salita dai 1.000 ai quasi 1.400 miliardi di euro. Si tratta di denaro tolto all’economia reale che non produce alcuna ricchezza. Anzi, dal momento che i tassi sono a ‘0’ da tanti anni, il denaro sul conto corrente non viene proprio remunerato e continua a perdere potere d’acquisto. In sostanza gli Italiani ritengono la salute finanziaria un tema che riguarda soprattutto il breve termine. La paura di non avere sufficiente denaro (55%), di non avere adeguate conoscenze finanziarie (33%) o di perdere tutto (26%) sono le cause principali che li trattengono maggiormente dall’investire. In Europa l’Italia si piazza al 9° posto. La media è di 6,21 punti per i Paesi europei presi in esame. In questo quadro, l’Italia ha registrato 6,35 punti, collocandosi al nono posto della classifica. La Germania ha conquistato il primo, ottenendo 6,89 punti, mentre la Grecia si è piazzata all’ultimo posto con 5,3 punti.

Secondo quanto lamentato dai cittadini dell’Unione, il costo della vita si fa sempre più elevato. In particolare, le spese sono aumentate più dello stipendio. Di conseguenza, è sempre più diffuso il timore che i costi in crescita vadano ad influenzare il proprio benessere. E, in questa situazione, risparmiare diventa sempre più difficile.

Claudio de Luca