Morelli, Confindustria: «Non siamo la Toscana, ma ripartiamo dal nostro turismo!»

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Isernia venerdì 12 aprile 2019
di La Redazione
Rino Morelli, Confindustria Molise
Rino Morelli, Confindustria Molise © Confindustria Molise

CAMPOBASSO. Il Presidente della sezione Turismo di Confindustria Molise Rino Morelli si esprime in merito alla necessità di un intervento statale per rilanciare il turismo della nostra regione:

«L’Italia è un Paese che potrebbe vivere di turismo! E’ una frase che conosciamo a memoria e che condividiamo credo tutti, pur continuandoci ad interrogare sul perché il nostro bel Paese non riesca a farlo. Dunque, prima di guardare alla nostra piccola regione, vorrei rilanciare un tema fondamentale per il turismo in Italia: ripensare ad uno Stato centrale che torni ad occuparsi del settore come asset strategico della crescita del Paese, superando l’assetto regionalistico che negli anni ha delegato alle singole regioni, appunto, la competenza su questo tema.

L’Italia, a mio avviso, dovrebbe tornare a ragionare di sviluppo turistico del Paese, declinandolo tutte le sue peculiarità da nord a sud dello stivale. La forza che i singoli territori possono avere, infatti, è decisamente inferiore rispetto alla spinta propulsiva che avrebbero se il turismo fosse ripensato e riprogrammato dall’amministrazione centrale dello Stato. Rilanciare il turismo in Italia ponendo attenzione a tutte le regioni, ciascuna con delle sue peculiarità e potenzialità, sarebbe, dunque, la chiave di volta per far crescere l’industria turistica e dunque il pil turistico del Paese.

Ciò premesso, gli imprenditori turistici italiani si ritrovano oggi a muoversi nel raggio d’azione tracciato dalle singole amministrazioni regionali che, malgrado l’impegno profuso, continuano a proporre strategie di crescita del comparto turistico non all’altezza delle sfide che il mondo globalizzato ci impone. Penso al Molise, la regione nella quale vivo e che rimane in fondo a tutte le classifiche di “attrattività turistica” stilate a livello nazionale ed europeo.

Come rilanciare il comparto?

A mio avviso, occorre partire da una obiettiva valutazione dello stato dell’arte. Ciò significa poter disporre di un’analisi dettagliata della qualità e quantità offerta turistica proveniente dalle strutture alberghiere, dagli alberghi diffusi, dai B&b, dagli agriturismi, affittacamere presenti in regione, ma anche servizi turistici offerti al cliente, stagionalità dell’offerta turistica, occupazione generata dalle singole tipologie di imprese turistiche e redditi prodotti.

Per tentare di scalare qualche posizione dal fondo di tutte le classifiche in cui il Molise si trova, ritengo che l’amministrazione locale competente (Assessorato al turismo della regione Molise) debba ancora comprendere, paradossalmente, che non abbiamo né le potenzialità della Toscana, in relazione al settore agrituristico, né quelle della Puglia in relazione alle masserie e alle dimore storiche. Cito questi due esempi regionali come ambiti nei quali il Molise tenta di svilupparsi, incrementando l’offerta di strutture legate alla microricettività. Ad oggi gli agriturismi e i b&b presenti nella nostra regione hanno sviluppato un’attrattività turistica ancora troppo bassa, nonostante gli incentivi erogati e quelli che continuano ad essere previsti su questo segmento turistico.

Sarebbe ora, credo, di ripensare alla nostra capacità, come regione, di attrarre turisti per le bellezze naturalistiche e le peculiarità locali (quali tratturi, gastronomia, artigianato, feste di paese eccetera), valutando con più attenzione le potenzialità che potremmo avere implementando l’offerta alberghiera di qualità. Mi domando, allora: “Perché Rimini e Riccione, regine incontrastate dell’adriatico, sono arrivate prima delle altre a produrre un pil turistico balneare decisamente importante?”

Sicuramente per una serie di ragioni, tra cui la tipologia dell’imprenditore turistico che investe, si aggiorna e fa quello di lavoro, non limitandosi a ristrutturare recuperando ruderi e casolari qua e là nelle campagne dei nostri paesi. Seppur belli e degni di attenzione, i nostri borghi non riescono a far decollare un’offerta turistica strutturata su numeri medio–grandi e di conseguenza produrre un indotto turistico di qualità. Non abbiamo città d’arte da visitare nel corso di una vacanza nel borgo, del resto non abbiamo infrastrutture in grado di collegare questi nostri paesi neppure al capoluogo o alla costa! Non abbiamo fattorie che si dedicano ai prodotti di qualità provenienti dalla terra o dal bestiame (qua e là sono nate delle fattorie didattiche in grado di ospitare qualche scolaresca e poco più!). Potrei proseguire con un lungo elenco di ciò che non abbiamo, ma sarebbe triste e scontato.

Vorrei, invece, sollecitare l’attenzione di questa amministrazione regionale su ciò che si potrebbe fare per intercettare una domanda turistica più ampia e non legata alla stagionalità: incentivare le strutture alberghiere a rinnovarsi e ad ingrandirsi, investendo nella qualità dei servizi (piscine, spa, centri benessere, campi da gioco eccetera) che oggi il cliente cerca e gradisce e dalla quale dipende la durata del soggiorno. Migliori alberghi, più servizi di qualità, più clienti, più giorni di vacanza e più posti di lavoro.

Questo semplice paradigma potrebbe rappresentare, a mio avviso, un asset di sviluppo del nostro turismo, sia balneare che montano. Quindi, e concludo, auspico una maggior attenzione della Regione Molise al settore alberghiero che, a differenza della microricettività, sviluppa grandi numeri in termini di offerta di posti letto e di servizi, a fronte di un carico fiscale e dei vincoli giuridici maggiori rispetto alle strutture più snelle».