​Comuni: le progressioni orizzontali si applicano subito

Lavoro ed economia
Isernia martedì 18 dicembre 2018
di Claudio de Luca
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LARINO. Solo una parte degli Esecutivi comunali sta disciplinando le progressioni orizzontali; ma chi ha intrapreso l’impresa, sta approntando regole integrative dei criteri posti dalla vecchia contrattazione collettiva quando, in realtà, il nuovo sistema di valutazione è già operante e sostituisce integralmente le disposizioni degli artt. 5 e 16, c. 1, del Ccnl 31/3/1999. Il meccanismo consente ai dipendenti di acquisire una nuova posizione economica, a parità di qualifica e di mansione, ma gli Esecutivi si servono di “esperti” che fanno deviare gli Enti in diversi vizi amministrativi. In primo luogo, la disciplina delle progressioni orizzontali non può essere oggetto di un regolamento, trattandosi di mera gestione del rapporto di lavoro. Le Amministrazioni, quindi, non agiscono con poteri autoritativi e normativi generali di diritto pubblico, ed evidentemente la fonte di regolazione delle procedure non può essere un regolamento.

Al contrario, si tratta di un atto di natura privatistica che, peraltro, la contrattazione collettiva individua espressamente; e l' art. 6, c. 1, del Ccnl 31/3/1999 (per questa parte ancora vigente e da applicare) dispone che «in ogni ente sono adottate metodologie permanenti per la valutazione delle prestazioni e dei risultati dei dipendenti, anche ai fini della progressione economica». Se ne evince che è proprio in un tale sistema di valutazione permanente, che ciascun Ente deve inserire la corretta metodologia per la selezione dei dipendenti a cui assegnare le progressioni economiche. Per di più, l' art. 16 del Ccnl 21/5/2018 le regola in modo innovativo, con norme incompatibili con quelle della precedente contrattazione collettiva. Pertanto la nuova espressione di volontà delle parti priva sicuramente di ulteriore applicabilità le regole degli artt. 5 e 16, c. 1, del Ccnl 31/3/1999, come conferma l' art. 2, c. 8, del Ccnl 21/5/2018 («Per quanto non previsto, continuano a trovare applicazione, in quanto compatibili con le previsioni del presente contratto o non disapplicate, le disposizioni precedenti»).

Secondo il dettato dell'art. 16 del nuovo contratto – dice l’esperto Olivieri - le progressioni economiche sono attribuite esclusivamente sulla base di tre criteri, uno obbligatorio e gli altri facoltativi. Sulla base del primo è d’obbligo selezionare i dipendenti «in relazione alle risultanze della valutazione della ‘performance’ individuale del triennio che precede l' anno in cui è adottata la decisione di attivazione dell'istituto». Ma, in via facoltativa, le Amministrazioni possono scegliere se tenere conto "anche dell' esperienza maturata negli ambiti professionali di riferimento", oppure (od anche) delle competenze acquisite e certificate dai processi formativi affrontati.

Ed ecco perché non c'è più da attivare quelle valutazioni necessarie ai fini dell' art. 5 del Ccnl 31/3/1999 e manco è più consentito applicare l' art. 16, c. 1, che attribuiva alla contrattazione decentrata la materia del «completamento e integrazione dei criteri per la progressione economica all'interno della categoria di cui all'art. 5, c. 2». Le materie di contrattazione decentrata sono ora fissate tassativamente dall'art. 7, c. 4, del Ccnl 21/5/2018, ove non v' è traccia alcuna della regolazione dei criteri delle progressioni orizzontali. Dunque, le Amministrazioni che intendano attivare l' istituto debbono fare riferimento esclusivamente al nuovo Ccnl e al sistema di valutazione. Perciò quel che manca è soltanto la volontà di adeguare le progressioni dei propri dipendenti.

Ad ogni buon conto, ove intendano non utilizzare i due criteri facoltativi di valutazione, si tratta solo di raccogliere i giudizi dell' ultimo triennio - da conteggiare in media - e costruire così in maniera automatica l' elenco (non una «graduatoria») da cui si evinca che le migliori medie sono quelle che danno diritto alla progressione. Di contro operazioni di valutazione saranno necessarie ove si intenda valorizzare l'esperienza negli ambiti professionali che non è fatta di anzianità. In effetti, se il Ccnl avesse inteso riferirsi a questa, lo avrebbe detto chiaramente. In quanto alle competenze acquisite a seguito di processi formativi, si debbono considerare solo quelle «certificate». Non basta, dunque, la mera partecipazione a corsi. Si deve trattare di frequenze con consistenti numeri di ore e con rilascio di certificazione delle competenze acquisite.

Claudio de Luca