​‘Piccolo’ e ‘grande’ commercio in Molise: vincitori e vinti nella guerra dei prezzi

Lavoro ed economia
Isernia martedì 03 settembre 2019
di Claudio de Luca
Piccolo commercio
Piccolo commercio © Movimento 5 Stelle Trieste

CAMPOBASSO. ‘Piccolo’ e ‘grande’commercio in Molise: vincitori e vinti nella guerra dei prezzi.

In Italia operano all’incirca 2.000 esercizi commerciali per milione di abitanti; e Stato e Regioni proteggono la piccola distribuzione perché è sempre stata un serbatoio di voti. Ma, col tempo, ai ‘supermarket’ sono seguiti gli ipermercati, gli ‘hard discount’, gli ‘shopping center’; ed i piccoli negozi si sono trovati sempre più in difficoltà. In Molise, per esempio, il numero dei dettaglianti si è ridotto anno dopo anno in ogni comune, grande o piccolo che sia. Ragion per cui occorre valutare gli effetti. Quale può essere il giusto rapporto tra piccola e grande distribuzione e chi deva regolamentare in proposito: l’andamento del mercato oppure il Parlamento, come avrebbero gradito i Cinquestelle?

Con la grande distribuzione si risparmia; ma, per un confronto completo, occorre acquisire altre informazioni. Più il luogo d’acquisto è vicino, meno tempo si impiega a raggiungerlo (ed il tempo ha un costo) e meno strada si percorre (e pure la benzina ed il veicolo costano). In questo campo il piccolo negozio è avvantaggiato soprattutto perché si trova più prossimo al cliente. Tant’è vero che – per ridurre l’ ‘handicap’ – i centri commerciali vendono carburanti a prezzi scontati nell’intento di pareggiare i costi. Ma non tutto al supermercato è meno caro (le grandi catene, grazie ai volumi d’acquisto, riescono a pagare la merce fino a cinque mesi dopo la consegna). In effetti si tratta di modalità che, quando i tassi di interesse sono alti, rappresentano un notevole vantaggio. Viceversa, se c’è un calo dei tassi, o i supermercati diminuiscono i costi aziendali, i profitti sono minori e, quindi, lievitano i prezzi. In altro campo, però, la grande distribuzione offre una maggiore disponibilità di marche e di cartellino praticato; a questo il piccolo dettagliante può contrapporre solo servizi migliori e valori aggiunti quali la prossimità alla casa del cliente o le consegne a domicilio. Perciò il nocciolo della questione potrebbe essere proprio questo: rivolgendosi ad un negoziante cosa si può ricevere in cambio del prezzo maggiore; e quanto vale quest’ultimo?

Secondo la Confcommercio gli ipermercati produrrebbero disoccupazione, al punto che – negli ultimi anni – si sarebbero persi oltre 50mila posti di lavoro. Per ogni nuovo impiegato nella grande distribuzione, si devono registrare almeno cinque disoccupati nella piccola. Dunque lo sviluppo della grande distribuzione a scapito dei negozi avrebbe un notevole costo sociale. Lo si nota nel Molise dove la sparizione della piccola distribuzione rende Paesi e Città deprezzate e degradate, da Campobasso ad Isernia ed a Termoli. Ne consegue che il quartiere cessa di essere un luogo di aggregazione. Nel 1996 il 17% della popolazione italiana aveva più di 65 anni; nel 2020 la percentuale salirà (secondo l’Istat) al 23%; e, se sparissero i piccoli negozi, come potrebbero rifornirsi gli anziani? Ciò posto la domanda è: i negozi devono essere difesi per legge oppure è meglio lasciare agire il mercato? Secondo Nomisma lo Stato dovrebbe limitarsi a garantire la concorrenza, ma tutto parrebbe essere solo teorico perché gli spazi di convivenza non sembrerebbero possibili. Solo un fatto è certo: secondo il Comitato per la difesa dei consumatori il 40% degli Italiani preferisce i piccoli negozi almeno per i prodotti freschi.

Per il resto, a favore del ‘piccolo’, c’è la vicinanza della casa del cliente; poi conta la possibilità di farsi consigliare e la possibilità di acquistare merce sfusa in minime quantità. Infine la disponibilità di prodotti particolari ed il risparmio di tempo. Di contro, a favore del ‘grande’, ci sono i prezzi bassi, la possibilità di comprare in un unico luogo tutto quanto possa servire e la disponibilità di molte marche dello stesso prodotto a diversi prezzi. Infine, l’apertura prolungata. Da buon ultimo occorre valutare il traffico relativo al negozio con quello riferibile all’iper. Nel primo caso l’impatto stimato è di 20-25 auto private al giorno ogni 100 mq di superficie commerciale; nel secondo, di 25-30 autovetture/die ogni 100 mq. In sostanza il piccolo commerciante provoca meno ingorghi. Infine, va ricordato che più il negozio è lontano dal grande concorrente e più è caro, mentre un supermercato fa calare tutti i prezzi, significando che – mano a mano che ci si allontana dalla grande distribuzione – i prezzi dei negozi aumentano. Con riferimento al Molise è d’obbligo precisare che, negli ultimi cinque anni, sono stati aperti e chiusi centinaia di piccoli esercizi, senza alcuna possibilità di reintegro; e che, valutando il tempo libero 5 euro all’ora ed usando un’auto di 1.100 cc., i prezzi più bassi della grande distribuzione compensano lo spostamento solo ove si spenda tanto. Insomma,. Sotto i 40 euro, meglio frequentare i piccoli negozi.

Claudio de Luca