Viabilità molisana, il M5s: «Superstrada a 4 corsie e non 'Lotto zero'»

Politica
Isernia mercoledì 04 dicembre 2019
di La Redazione
Variante alla Ss17
Variante alla Ss17 © Isnews.it

ISERNIA. «Il “Lotto Zero” è diventata ormai una opera fantomatica che sistematicamente torna alla ribalta, anche grazie a imprudenti e, talvolta, sconsiderate dichiarazioni che esponenti politici rilasciano periodicamente riguardo a tale questione». Questa la riflessione sulla viabilità molisana del Movimento 5 Stelle isernino.

«Ancorché il “progetto” per la realizzazione dell’opera sia stato reso ormai esecutivo (nonostante i numerosi esposti all’Autorità Giudiziaria e agli Organi di controllo Costituzionali che, per inciso, non hanno avuto alcun riscontro…), tuttavia riteniamo che un indirizzo politico nuovo e diverso sia in grado di modificare le scelte per la individuazione di opere davvero strategiche, che porterebbero (quelle si) un concreto sviluppo al territorio molisano, da Sesto Campano fino a Termoli.

Ad oggi, chi ha trovato arricchimento dal “fantasma dell’opera” sono soltanto i progettisti e guarda caso, in venti anni necessari per la costruzione dei precedenti lotti, l’ANAS non si è preoccupata affatto di redigere un solo atto che riguardasse il tratto terminale della strada: hanno fatto tutto “alcuni” molisani, utilizzando risorse destinate forse ad altri scopi ma “deviate” inopinatamente su tale progetto, ben coscienti del fatto che i panni sporchi avrebbero dovuto lavarli in casa propria. Conoscendo la “mansuetudine” del proprio elettorato, ecco che le strade si spianano davanti a chi mistifica i fatti e nasconde la verità.

Il “Comitato No Lotto Zero”, al quale molti attivisti del MoVimento 5 Stelle hanno aderito, ha segnalato da anni le numerose criticità di un’opera inutile, dannosa e oltremodo onerosa per le tasche dei cittadini molisani, i quali fino ad oggi hanno già sborsato quasi 8 (otto) miliardi delle vecchie lire solo per la progettazione del tratto di strada in questione.
Una progettazione, ricordiamolo, che è stata avviata nel lontano giugno 2005, quasi quindici anni fa, e che vedrà realizzata l’opera (se mai lo sarà) non prima di altri quindici anni. Si aggiunga che per tale arteria non è mai stato realizzato una seria ed approfondita analisi del traffico per valutare concretamente il rapporto costi-benefici: per recuperare 3 (tre) minuti di tempo di percorrenza, siamo capaci di immaginare e progettare una strada che ci costerà oltre 10 (dieci) milioni di euro per ogni chilometro realizzato (oltre venti miliardi delle vecchie lire…).

Ebbene, qui parliamo di solo di “progetto”, di “elaborati”, di carte” (e forse di “scartoffie”) che non producono di per se stesse un solo centimetro di cemento armato ne un solo metro di strada. E’ vero, queste carte ci sono costate milioni di euro ma mettere in pratica e realizzare quanto è scritto su quelle carte ci costerebbe molto, ma molto di più, sia in termini di sprechi di denaro pubblico sia in termini di cementificazione di un intero costone di montagna, con un rischio idrogeologico impressionante per le sorgenti San Martino e per l’intero fronte di falda che si estende da Miranda a Pesche (senza citare tutte le numerose altre criticità che sono state oggetto di apposite denunce ed esposti alle Autorità competenti e, a tutt’oggi, latitanti).

Ora, più che mai, è il momento di riconsiderare tale “scelta strategica” (!!!) e accantonare definitivamente questa idea folle investendo, invece, su una opera che appare concretamente necessaria e non più rinviabile: la superstrada a 4 corsie, che collegherebbe i confini orientali ed occidentali del Molise alle primarie direttrici viarie di collegamento con il nord ed il sud Italia.
Ci appelliamo, dunque alla “Politica”, quella con P maiuscola, quella che ha il coraggio di riconoscere i propri errori, di cambiare strada quando è opportuno e necessario, individuando percorsi virtuosi e non viziati all’origine da operazioni clientelari.

Se non si riuscirà a bloccare il fantomatico “Lotto Zero” avremo ceduto, per l’ennesima volta, alle desiderata di cementificatori senza scrupoli, ai burocrati indifferenti e ad una classe politica inetta, che avalla la realizzazione di un’opera non perché sia di reale beneficio per un territorio ma esclusivamente per dilapidare risorse pubbliche senza criterio: tanto, paga Pantalone».