Il "no" all'accesso di una donna in Giunta: «Sono valide le procedure concorsuali?»

Politica
Isernia mercoledì 04 dicembre 2019
di La Redazione
Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla
Micaela Fanelli e Vittorino Facciolla © TermoliOnLine

CAMPOBASSO. Nel giorno del ventennale della morte di Nilde Iotti, il Gruppo consiliare del Partito Democratico presenta un’interpellanza urgente in materia di parità nei concorsi pubblici e torna a pretendere il rispetto della legge e dell’uguaglianza di genere.

«"Vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l'affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita".

Così Nilde Iotti, nel suo discorso di insediamento in qualità di primo Presidente donna della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, che segna una data storica fondamentale nel lungo e difficile percorso verso l’affermazione del principio di uguaglianza di genere, ancora non pienamente consolidato.

A vent’anni dalla sua morte, infatti, il vulnus culturale e sociale della parità sostanziale tra uomini e donne rappresenta ancora un ostacolo insormontabile, ingiusto, iniquo, antistorico.

Specialmente in Molise, dove la maggioranza di centrodestra guidata dal Governatore Toma, nonostante il Consiglio regionale più rosa della storia della XX Regione, resta ancorato ad arcaiche logiche politiche che, di fatto, hanno volutamente impedito l’accesso di una donna in Giunta. Ancora peggio, votando contro la proposta di modifica dello Statuto proposta dal Gruppo del Partito Democratico, che avrebbe consentito, dalla prossima legislatura, la presenza di almeno una quota rosa anche negli organi di enti, agenzie, aziende e società regionali.

Uno schiaffo a tutte le donne molisane, reso ancor più doloroso dalla mancata approvazione del Piano di Azioni Positive, il documento programmatico mirato ad introdurre azioni positive all’interno del contesto organizzativo e di lavoro che chiarisce gli obiettivi, i tempi, i risultati attesi e le risorse disponibili per realizzare progetti mirati alla promozione delle pari opportunità fra uomini e donne che lavorano all’interno dell’ente.

Un obbligo di legge cogente, non una mera facoltà, al fine di non incorrere nella sanzione prevista per i soggetti inadempienti dal D. Lgs. 165/2001 che dispone il blocco dell’assunzione di nuovo personale. E che di fatto rappresenta l’ennesimo scoglio alle procedure concorsuali avviate dalla Regione Molise – a nostro modo di vedere, il più grave ed insormontabile - che si somma alla mole di rilievi che abbiamo segnalato in Consiglio regionale.

Eccezione che il Gruppo consiliare del Partito Democratico ha sollevato in una specifica interpellanza urgente, nel ricordare a Toma come il Piano di Azioni Positive vada obbligatoriamente presentato dall’ente entro il 30 giugno di ogni anno (così come prescritto dall’art. 48 del D.Lgs. 198/2006 “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”) e vada sottoposto, prima dell’adozione, al parere della Consigliera di Parità competente per territorio.

Ulteriore principio giuridico di civiltà, in quanto costituisce uno strumento fondamentale nell'ambito del contrasto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza morale o psichica per i lavoratori e di tutela delle donne nei luoghi di lavoro, che vale in tutta Italia ma, ancora una volta, non in Molise.

E allora, nel ventennale della scomparsa del primo Presidente donna della Camera dei Deputati, recuperiamo il valore della legge e il rispetto formale e sostanziale verso il genere femminile, mantenendo vivo dentro di noi l’insegnamento di Nilde Iotti e il suo monito: “Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti campi della vita sociale, e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di donna e di cittadina”».