La funzione tutoria della Polizia locale

Veicoli al crocevia
Isernia lunedì 07 gennaio 2019
di Claudio de Luca
Il comando di Polizia locale
Il comando di Polizia locale © Termolionline.it

Il legislatore ritenne quello dei Vigili urbani un “grande servizio civile della società “. Per ciò stesso, negli Anni ’80, venne “creato” un apposito servizio, una professionalità particolare, distinta dalle altre, con una normativa paracostituzionale fondante su due principi la propria legittimazione: quella politica (di indirizzo) e quella amministrativa (riferibile alla operatività degli addetti). Molto autorevolmente, è stato scritto che non avrebbe potuto concretarsi un vero, e duraturo, rilancio competitivo del sistema italiano senza un salto di qualità, e di efficienza, da parte della P.a., concretando uno spirito di innovazione che non si rivelasse soltanto quale fatto tecnologico quanto espressione autentica di cultura e, quindi, di comportamento fattuale.

Fu con tale spirito che venne varata la riforma delle autonomie locali con la legge n. 142 del 1990. Con essa la professionalità amministrativa, e tecnica, divenne un punto di forza, e di rinnovo, del sistema, esplicitata al fine di migliorare il rapporto degli utenti con il servizio pubblico e con la legge n. 241 del 1990 sulla trasparenza. Per raggiungere tali obiettivi, occorreva realizzare il processo di revisione giuridica del pubblico impiego (di cui pure i Vigili urbani sono partecipi), convenzionalmente indicata con il sostantivo “ privatizzazione “ (termine impreciso, ma efficace), al fine di comporre la riforma istituzionale necessaria per adeguare la risposta dello Stato – apparato al mutato aspetto dello Stato – comunità, intendendo quest’ultimo in senso democratico e non quale ossessivo dominio burocratico. Poste tali premesse, ed entrando nell’ambito del settore operativo della P.m., non può che prendersi atto di questo nuovo sistema di normazione per portarlo alle doverose conseguenze sul piano operativo. Tutto il nuovo complesso di leggi innovative può essere efficacemente recepito dagli addetti ai Corpi ed ai Servizi di polizia locale, che appaiono dotati della necessaria preparazione tecnico – professionale.

La Polizia municipale costituisce il primo ed immediato tramite tra i cittadini e le istituzioni. Con la riforma dell’ordinamento (legge n. 65/1986) il legislatore – anticipando i tempi della “ 142 “ - ha fatto fuoriuscire i Vigili urbani (almeno coloro che operano in Comuni amministrati da Sindaci aggiornati) dal buio caotico in cui avevano convissuto (ed in tanti convivono ancora) per decenni, prevedendo, con un’apposita fonte legislativa, nuovi principi di dignità e di autonomia, concretando un nuovo destino per l’avvenire dell’attività di polizia nelle autonomie locali. Molte le garanzie formali ottenute, tante le aspettative di miglioramento negli ambienti operativi, parecchie le delusioni patite, soprattutto sul versante del trattamento economico.

Ma non basta. Una legislazione contraddittoria, e tendenzialmente dequalificante (tanto che si attende da anni una riforma, che appare sempre di più di là da venire almeno in Molise), ha inflitto alla categoria una umiliazione continua sul piano professionale, così che ne risente la stessa identità dei Corpi che, pur sapendo di fare attività di polizia a tutto tondo (sia pure sul piano degli interessi locali), vede gli apparati statali ostentare nei suoi confronti una freudiana esigenza di minimizzazione degli indiscutibili traguardi di efficienza, e di professionalità, raggiunti negli ultimi tempi da poch strutture comunali. Oppure addirittura li si sente compiacersi quando parlano di Vigili, quali “ apparati di tutela “ prestanti servizio di sicurezza, pur senza citare che raramente il titolo, la denominazione e la qualità giuridica del Servizio di Polizia municipale, così come voluto dal legislatore. Eppure, l’ordinamento di riferimento (la legge n. 65/1986) altro non fu che il risultato di un’opera di aggiornamento, e non di rinnovamento istituzionale, peraltro maturata nello spirito di attuazione della formula dello Stato moderno che vuole i poteri dello Stato di polizia ceduti a quello di diritto attraverso la delega continua dei momenti decisionali alle strutture locali. In tale rinnovato disegno costituzionale (Sindaci permettendo) risalta il momento della funzione tutoria della polizia locale, che si realizza facendo rispettare i valori propri dello Stato di diritto, consistenti nella pace sociale, nella migliore convivenza civile, nell’ordine materiale e pubblico.